Sanitas Atque Salus
 
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Cooperativa Sociale
Sanitas Atque Salus a.r.l.
via Pontaccio, 3 MILANO

P. Iva 13207070155


<< I nostri servizi > Sportello di ascolto


Progetto di ascolto

Progetto per la costituzione di uno sportello permanente di ascolto, ricevimento e consulenza per i problemi della famiglia, rivolto agli utenti che vi si vorranno liberamente rivolgere, con particolare riguardo a quelli residenti nel quadrante Nord-Ovest della provincia di Milano e zone limitrofe, a seguito, preminentemente, della Legge Regionale della Regione Lombardia N. 23, del 6 dicembre 1999, promulgata nell’ambito delle Politiche regionali per la famiglia della Regione Lombardia e regolarmente approvata dal Consiglio Regionale e vistata dal Commissario del Governo.


Premesse progettuali

La Cooperativa sociale Sanitas Atque Salus, avendo i requisiti, secondo il suo dettato statutario, per occuparsi di attività rivolte all’ambito sociale su tutto il territorio nazionale, e operando, ai sensi del Decreto Legislativo N. 460 del 4 dicembre 1997 della legislazione nazionale, in settori di utilità sociale secondo finalità non lucrative, decide di aprire, rendere operante in modo continuativo e condurre un’iniziativa riguardante la costituzione di uno sportello permanente di ascolto, ricevimento e consulenza per i problemi della famiglia, rivolto agli utenti che vi si vorranno liberamente rivolgere, con particolare riguardo a quelli residenti nel quadrante Nord Ovest della provincia di Milano e zone limitrofe.
In particolare, l’iniziativa fa rifermento normativo e istituzionale alla suddetta Legge Regionale della Regione Lombardia N. 23, del 6 dicembre 1999 e alle Leggi Regionali correlate N. 42, del 3 dicembre 1997, e N.28, del 16 settembre 1996, al suddetto Decreto Legislativo Nazionale N. 460 del 4 dicembre 1997 e alle Leggi Nazionali correlate 266/91 e 381/91, delle quali condivide lo spirito.
Tale iniziativa s’inquadra nelle attività del cosiddetto “terzo settore” e s’inserisce nel vasto movimento, in atto in questo momento in Europa, che va sotto il nome, secondo la definizione di Giddens, di “welfare plurale”, comprendente iniziative di ampia portata svolte, in integrazione, dal tradizionale settore pubblico e, parallelamente, da organizzazioni del terzo settore, senza escludere apporti del settore privato. Movimento che, nell’attuale, vede indubbiamente la Lombardia come massima protagonista e regione leader nell’ambito nazionale e in quello europeo.
La conduzione d’iniziative in tale ambito comporta, proritariamente, anche l’acquisizione e la tenuta in conto dei principi di economia, di bilancio, di finanza e la messa in opera di strumenti che consentano comunque l’avviamento e la prosecuzione dell’attività attraverso attività lavorative e di “fund raising” e nel pieno rispetto della normativa fiscale e giuridica nazionale e internazionale propria agli enti non lucrativi.
Comporta inoltre una forte, competente e costante opera di formazione degli operatori, che tenga conto delle acquisizioni teoriche delle discipline tradizionalmente inerenti all’attività stessa, ma anche del particolare contesto, quello sociale, in cui si trova a intervenire, con elementi in continua trasformazione che richiedono un aggiornamento costante e la costituzione altrettanto costante di nuove professionalità.


Finalità

L’oggetto principale cui si rivolge la nostra iniziativa è costituito dalla famiglia, intesa come costituente essenziale della società, come soggetto socialmente e politicamente rilevante, ma anche come elemento dell’etica e istituzione effettuale.
Condivide dunque lo spirito della Costituzione Italiana al riguardo, in particolare gli articoli 2,3,31,37,38,47, e la Carta dei Diritti Fondamentali dell’ONU, ponendo tuttavia particolare attenzione alle concezioni della famiglia e dei rapporti tra i suoi vari componenti e verso l’esterno apportati dalle famiglie di nuova immigrazione, ispirate a concezioni reliose, etiche, culturali e di costume spesso assai differenti dalle nostre.
Della famiglia s’interessa a tutti i suoi componenti, con particolare riguardo a quelli più giovani e agli anziani, considerandola per tutti i suoi aspetti: sociali, economici, etici, educativi, giuridici.
Riteniamo che compiti principali di un’iniziativa rivolta alla famiglia siano:
- la consulenza costante per tutti i problemi che si presentano riguardo alla formazione, alla costituzione, al mantenimento, nelle sue diverse fasi, del nucleo familiare.
- la promozione della famiglia in tutti i suoi vari aspetti: sociale, etico, culturale, come strumento educativo e di sostegno ai più giovani, contribuendo, in modo particolare, all’instaurarsi del concetto di famiglia come mito.
- la promozione di una cultura della vita che privilegi e sostenga, comunque, il diritto alla procreazione, pur, in quanto diritto, libera e responsabile, individuando nella famiglia il nucleo tuttora essenziale per la sua effettuazione e per il suo sviluppo.
- la promozione dei diritti nell’ambito della famiglia, secondo una cultura della tolleranza e della dignità che rilevi dal diritto positivo in auge nel nostro paese e secondo i principi generali di democrazia e di pari dignità contenuti nella Carta dell’ONU, ma anche come diritto di ciascun componente di essa inteso come diritto dell’altro, e, in quanto tale, intoglibile e impersonificabile. In tale ambito, particolare riguardo dovrà essere posto ai diritti della donna e dei più giovani, nello spirito della Convenzione sui diritti dei più giovani fatta dall’ONU nel 1989, e resa esecutiva dalla Legge N. 176 del 27 maggio 1991.
- la tutela della salute, intesa sia come fisica sia come psichica, di ciascun componente della famiglia, a qualunque età appartenga e in qualunque condizione si trovi.
- lo sviluppo e il sostegno delle condizioni affinché i rapporti tra i vari componenti della famiglia s’instaurino e si mantengano a partire da una relazione originaria, lungo una libera e consapevole accettazione, la tranquillità e il piacere, favorendo tutte le occasioni di parola tra di essi e con ciascuno con cui si trovino ad avere interlocuzioni, in particolare nei luoghi d’abitazione, in quelli di lavoro, in quelli di studio, con le autorità e le istituzioni e, nell’intervallo, nelle attività ludiche, ricreative e di formazione.
- la promozione delle condizioni affinché ciascun componente della famiglia, e in particolare i più giovani, abbia il maggiore accesso alle strutture scolastiche, di studio, di ricerca, di formazione, istituzionali e non, e venga in tal modo tutelato e promosso il diritto di ciascuno di essi ai suddetti aspetti. Riteniamo essenziale anche la promozione di questi presso ciascun membro della famiglia, attraverso un’opera d’informazione, valorizzazione, sensibilizzazione.
- l’attuazione del pieno diritto all’informazione di ciascun componente la famiglia riguardo ai seguenti temi: diritto di famiglia, diritti dei minori, diritti civili, diritti delle minoranze, diritto allo studio, diritto alla salute, diritto al lavoro, diritto alla dignità abitativa, diritto alle pari opportunità tra uomo e donna, diritti dei minori, diritti degli handicappati fisici, psichici e sensoriali, diritti degli anziani, diritti dei portatori di certe patologie gravi.


Obiettivi

L’obiettivo principale del presente progetto è quello di fornire un apporto decisivo e forte alle principali tematiche interessanti in questo momento storico e nell’attuale contesto culturale la famiglia, come da precedenti riflessioni esposte, con particolare riguardo alla realtà della Lombardia e del territorio indicato, sede di elezione non esclusiva dell’attività proposta. Gli effetti più rilevanti che ci proponiamo dalla messa in opera del nostro progetto saranno costituiti dalla dissipazione di quei fenomeni, interessanti molte famiglie e i loro componenti, derivati principalmente dalla non conoscenza da parte loro dei termini dei problemi che li investono e che rischiano la compromissione della formazione o della continuazione del nucleo stesso, o una loro insoddisfacente conduzione. Riteniamo il verificarsi di tali situazioni dipendere, in gran parte, dal non orientamento rispetto ad esse, e da pregiudizi derivati da certi asset delle culture d’origine, sociologicamente o etnologicamente intese, o psicologici che li riguardano. Compito di un progetto d’intervento avanzato nel territorio rivolto alle famiglie è quello di fornire gli elementi per un nuovo di affrontare gli ostacoli che l’attuale momento storico, economico, sociale, culturale pone continuamente ad esse, in particolare a quei nuclei con maggiori difficoltà obiettive, sociali, economiche, psicologiche, di formazione e di educazione.
Tale apporto sarà costituito essenzialmente da una forte, capillare e competente attività d’informazione, di consulenza, di counseling, di supporto alle azioni di superamento dei problemi, di direzione e di orientamento.
Presupposto di tale attività sarà la creazione di un efficace centro d’ascolto attivo, secondo le differenti modalità proposte dalle prassi più avanzate in materia e consentite dai media tecnologici operativi. Definiamo tale centro “sportello”.
Intendiamo per centro d’ascolto attivo un dispositivo che non si limita ad accogliere richieste d’informazione, di aiuto o di sostegno da parte dei cittadini che vi fanno ricorso, ma sostiene il principio dell’ascolto, la cultura del confronto, dell’informazione, della comunicazione, come metodi d’elezione per impostare qualunque strategia atta ad affrontare problemi sociali come quelli riguardanti la famiglia, promuovendone l’attività nel territorio.
Nello specifico, l’attuazione degli obiettivi dello “sportello” avverrà attraverso:
- l’attivazione del centro d’ascolto.
- la promozione della sua attività nel territorio.
- la promozione del dibattito, attraverso conferenze, forum, incontri pubblici e di libero accesso, sulle tematiche interessanti la famiglia, costituentesi, al tempo stesso, quali finalità principali del progetto.
- il costante reperimento dati mirato sul territorio, finalizzato alla più ampia raccolta di elementi atti a individuare, inquadrare, quantificare i problemi precipuamente via via più rilevanti riguardanti la famiglia e a fornire informazioni il più precise possibili al riguardo agli utenti.
Il reperimento dati non potrà prescindere dalle informazioni su centri correlati alle problematiche e tematiche affrontate costituiti e già attivati da Regione, Comuni, Provincie, A.S.L., da enti non profit e religiosi, da cooperative e consorzi e da soggetti privati.
- la collaborazione con i suddetti centri, o con parte di essi, su singoli casi.
- la creazione di reti con altre iniziative correlate e con quelli, tra i suddetti centri, di cui si rilevi l’opportunità e la necessità per gli utenti.
- l’individuazione di singole figure professionali esterne cui indirizzare gli utenti che ne facciano richiesta o del cui operato se ne rilevi l’opportunità, che possono dunque collaborare con l’iniziativa.
- la creazione, la promozione e il sostegno di reti fra utenti, secondo i principi della solidarietà, dell’associazionismo e della cooperazione, al fine di favorire forme di auto-organizzazione e di self-help sulle tematiche della famiglia.
- l’attivazione di propri centri di accoglimento, discussione, consulenza e approfondimento dei casi, trattati secondo i principi etici e procedurali del counseling di prima accoglienza.
- l’attivazione di spazi d’incontro e di discussione per gli utenti.
- l’attivazione di corsi sulle tematiche della famiglia.
- l’attivazione di corsi di formazione di diverso livello, culturali e professionali, per i vari componenti dei nuclei familiari (principalmente giovani e giovanissimi, adulti con insufficiente acculturazione o di altre culture, anziani) che ne facciano richiesta, corsi autonomi o inquadrabili nelle iniziative e nelle licitazioni apposite degli Enti Locali o del Fondo Sociale Europeo.
- la creazione di una biblioteca e di una banca dati informatica sulle tematiche riguardanti la famiglia.
- la creazione di un sito internet apposito.


Strumenti operativi

I principali strumenti operativi iniziali del progetto saranno costituiti:

- dall’attivazione di una o più linee telefoniche d’ascolto, adeguatamente pubblicizzate e segnalate sulle rubriche apposite.
Tale/i linee saranno attive per tutte le 24 ore con segreteria telefonica, e, per un certo numero di ore al giorno, saranno presenti operatori che risponderanno direttamente alle chiamate o richiameranno i numeri segnalati in segreteria.
- dall’attivazione del suddetto sito internet e da un numero e-mail, anch’essi pubblicizzati, che verranno letti da un operatore competente che, previa consultazione, darà risposta a chi lo richiederà.
- dall’attività degli operatori, che saranno:
- volontari;
- tirocinanti di scuole per educatori, dirigenti di comunità, assistenti sociali, psicologi;
- borsisti delle suddette scuole o facoltà e dipartimenti universitari, o chi ne farà domanda avendone i requisiti e la motivazione.
Tutti gli operatori dovranno preventivamente seguire corsi di formazione interna, condotti da vari speciasti delle materie individuate come particolarmente indicate all’attività: sociologia, psicologia, psicanalisi, linguistica, scienza della parola, educazione, comunicazione, economia, diritto, igiene, informatica, tecnica del counseling. Tali docenti garantiranno la formazione degli operatori.
- dall’attività di accoglienza individuale o per gruppo familiare di chi ne farà richiesta. Tale attività verrà svolta certi giorni della settimana e condotta pure da operatori appositamente formati, che opereranno comunque, come sopra detto, secondo l’etica e la prassi del counseling di prima accoglienza.
Con chi ne farà richiesta, potranno essere impostati un progetto e un programma di prosecuzione degli incontri, finalizzati all’articolazione di una tematica o all’affrontamento di un problema, con possibilità, a seguito di richiesta e secondo l’occorrenza, d’intervento professionale o consultivo specialistico esterno o di inserimento, previa discussione e accettazione degli utenti, in una rete solidaristica, secondo i principi esposti.
- dall’acquisizione degli strumenti tecnologici e d’arredamento atti al funzionamento ottimale dell’iniziativa:
- telefoni;
- fax;
- segreterie telefoniche;
- computer e stampanti;
- reti di collegamento informatiche;
- fotocopiatrici;
- mobilio e illuminazione appositi;
- materiale d’ufficio;
- materiale di didattico;
- mobilio per attività didattica;
- mobilio per biblioteca.
- dal reperimento, locazione e uso di locali adatti all’iniziativa, a norma abitativa, d’uso, d’igiene, di pubblica sicurezza, tra cui:
- locali per l’attività telefonica;
- locali per l’attività di accoglienza;
- locali per l’attività didattica;
- locali per l’attività di ricerca;
- locale per la biblioteca.


Esperienze pregresse

Da quasi un secolo esistono in occidente esperienze, provenienti soprattutto dal mondo e dalla cultura anglosassoni, d’intervento, d’ascolto e/o attivo, di sostegno a fronte delle cosiddette nuove emergenze, caratteristiche delle società industriali urbane per come sono andate costituendosi a partire dalla fine del XVIII secolo.
Caratteristica costante di tali fenomeni è di essere direttamente interessati dalle rapidissime trasformazioni economiche, sociali, culturali, di costume, verificantesi in tali società a seguito delle altrettanto rapide trasformazioni delle strutture economiche, tecnologiche, lavorative, d’immigrazione/emigrazione.
La grande risposta volontaristica, spesso su base religiosa, avvenuta a partire dalla fine del XIX secolo fino ai primi anni del XX, è stata in gran parte assorbita dall’iniziativa degli stati nazionali, che per gran parte dello stesso XX secolo hanno dato risposte di tipo nazionalistico, collettivistico o assistenzialistico (welfare state), secondo l’ideologia prevalente in ciascuno di essi.
A partire dagli anni cinquanta del secolo scorso, a seguito del rinnovarsi dei fenomeni di rapida trasformazione sociale, economica, culturale, tecnologica propri della fine del XIX secolo, e stante la stereotipicità e la crescente inadeguatezza della risposta ai rinnovantisi problemi sociali da parte di tutte e tre le forme statalistiche d’intervento nel sociale, è riemersa la necessità d’interventi autonomi e spontanei, inquadrati via via sempre più nel vasto fenomeno del volontariato e del non profit (o terzo settore). Tali iniziative sono cresciute per importanza, tanto da porsi in un ambito importante della società e dell’economia, divenire oggetto di studio e d’intervento di studiosi e ricercatori come Schumpeter, J.C. Scott, Saunders, Sjoberg, D. Silverman, il succitato Giddens e molti altri, fra cui gli italiani Zamagni, Propersi e altri.
L’elaborazione sociale, politica, economica svoltasi in questi ultimi vent’anni ha portato all’elaborazione di una nuova forma d’intervento integrata, il welfare plurale, che lascia gran parte dell’iniziativa specifica, tecnica, organizzativa, ai differenti soggetti, pubblici, privati, del terzo settore, ponendo comunque gli Enti Pubblici, e soprattutto quelli Locali, come coordinatori delle differenti iniziative e in qualche modo garanti della prosecuzione di alcuni di questi, di particolare rilievo, con interventi anche di tipo economico.
A partire dagli anni sessanta del secolo appena trascorso, hanno avuto corso particolari iniziative, rivolte a certe problematiche, costituite per un verso dall'attivazione di consultori e di gruppi di auto-aiuto, soprattutto da parte da organizzazioni religiose, di Enti Locali, o della stessa organizzazione sanitaria statale, dall’altro di telefoni d’ascolto per alcune problematiche, il cui paradigma iniziale è stato il Telefono Amico costituto in vari paesi. Caratteristica di questi progetti iniziali è stato l’anonimato. Buona parte di tali iniziative è stata dedicata, fin dall’esordio, ai problemi della famiglia.
In certi paesi di cultura anglosassone particolarmente estesi e scarsamente popolati, come il Canada, l’Australia, certe zone degli Stati Uniti, ha avuto inizio un’esperienza particolare, rivolta a problematiche peculiari, difficilmente affrontabili dalle strutture di assistenza sociale pubblica esistenti. Tale esperienza, che richiedeva qualcosa di più del semplice ascolto o dell’informazione anonima, cioè un ascolto attivo, che facesse emergere più compiutamente e nelle loro varie sfumature le problematiche, e fosse in grado di offrire risposte competenti e efficaci, è andata configurandosi e definendosi come vera e propria pratica, sotto il nome di counseling. Tale pratica è andata diffondendosi poi agli altri paesi, Italia compresa, a seguito anche del lavoro teorico su tale fenomeno svolto da Feltham, Dryden, Timms, J. Rowan, M. Walker e altri.
Il counseling d’accoglienza ha trovato negli ultimi anni in Italia una forma particolare di applicazione attraverso la costituzione di sportelli, in cui esiste la possibilità di un contatto diretto con gli operatori, o ‘filtrato” attraverso il telefono. Essi si sono dimostrati particolarmente efficaci per certe problematiche, per l’affrontamento degli effetti e dell’impatto sociale e familiare di certe patologie.
Sono state oggetto di sudio e di considerazione per l’attivazione dello “Sportello” relativo al presente progetto le seguenti iniziative:
- Sportelli d’accoglienza della L.I.L.A. (Lega Italiana Lotta all’Aids);
- Telefono Azzurro;
- Telefono Viola;
- Sportello per i problemi della tossicodipendenza attivato dal Comune di Bologna;
- Sportello per la devianza minorile attivato dallo stesso Comune;
- Sportelli di counseling per il fenomeno del “mobbing” in via d’attivazione in alcune grandi industrie.


Azioni innovative

Rispetto alle iniziative pregresse, constatata la maggiore efficacia delle iniziative d’ascolto e di consulenza svolte in forma non anonima, ma attiva e compartecipativa (vedi studio comparativo di M.G. Moncada), e con strategia di prosecuzione, la nostra iniziativa si propone di dare una forte e incisiva impronta alle problematiche riguardanti la famiglia, insistendo in modo particolare sull’informazione, la formazione, attraverso gli strumenti citati, la comunicazione, la promozione culturale, l’affermazione dei diritti, la costituzione di dispositivi da parte degli stessi utenti, autonomi o in forma mista, la consulenza costante da parte nostra.