Progetto
di ascolto
Progetto
per la costituzione di uno sportello permanente di ascolto,
ricevimento e consulenza per i problemi della famiglia, rivolto
agli utenti che vi si vorranno liberamente rivolgere, con
particolare riguardo a quelli residenti nel quadrante Nord-Ovest
della provincia di Milano e zone limitrofe, a seguito, preminentemente,
della Legge Regionale della Regione Lombardia N. 23, del 6
dicembre 1999, promulgata nell’ambito delle Politiche
regionali per la famiglia della Regione Lombardia e regolarmente
approvata dal Consiglio Regionale e vistata dal Commissario
del Governo.
Premesse progettuali
La
Cooperativa sociale Sanitas Atque Salus, avendo i requisiti,
secondo il suo dettato statutario, per occuparsi di attività
rivolte all’ambito sociale su tutto il territorio nazionale,
e operando, ai sensi del Decreto Legislativo N. 460 del 4
dicembre 1997 della legislazione nazionale, in settori di
utilità sociale secondo finalità non lucrative,
decide di aprire, rendere operante in modo continuativo e
condurre un’iniziativa riguardante la costituzione di
uno sportello permanente di ascolto, ricevimento e consulenza
per i problemi della famiglia, rivolto agli utenti che vi
si vorranno liberamente rivolgere, con particolare riguardo
a quelli residenti nel quadrante Nord Ovest della provincia
di Milano e zone limitrofe.
In particolare, l’iniziativa fa rifermento normativo
e istituzionale alla suddetta Legge Regionale della Regione
Lombardia N. 23, del 6 dicembre 1999 e alle Leggi Regionali
correlate N. 42, del 3 dicembre 1997, e N.28, del 16 settembre
1996, al suddetto Decreto Legislativo Nazionale N. 460 del
4 dicembre 1997 e alle Leggi Nazionali correlate 266/91 e
381/91, delle quali condivide lo spirito.
Tale iniziativa s’inquadra nelle attività del
cosiddetto “terzo settore” e s’inserisce
nel vasto movimento, in atto in questo momento in Europa,
che va sotto il nome, secondo la definizione di Giddens, di
“welfare plurale”, comprendente iniziative di
ampia portata svolte, in integrazione, dal tradizionale settore
pubblico e, parallelamente, da organizzazioni del terzo settore,
senza escludere apporti del settore privato. Movimento che,
nell’attuale, vede indubbiamente la Lombardia come massima
protagonista e regione leader nell’ambito nazionale
e in quello europeo.
La conduzione d’iniziative in tale ambito comporta,
proritariamente, anche l’acquisizione e la tenuta in
conto dei principi di economia, di bilancio, di finanza e
la messa in opera di strumenti che consentano comunque l’avviamento
e la prosecuzione dell’attività attraverso attività
lavorative e di “fund raising” e nel pieno rispetto
della normativa fiscale e giuridica nazionale e internazionale
propria agli enti non lucrativi.
Comporta inoltre una forte, competente e costante opera di
formazione degli operatori, che tenga conto delle acquisizioni
teoriche delle discipline tradizionalmente inerenti all’attività
stessa, ma anche del particolare contesto, quello sociale,
in cui si trova a intervenire, con elementi in continua trasformazione
che richiedono un aggiornamento costante e la costituzione
altrettanto costante di nuove professionalità.
Finalità
L’oggetto
principale cui si rivolge la nostra iniziativa è costituito
dalla famiglia, intesa come costituente essenziale della società,
come soggetto socialmente e politicamente rilevante, ma anche
come elemento dell’etica e istituzione effettuale.
Condivide dunque lo spirito della Costituzione Italiana al
riguardo, in particolare gli articoli 2,3,31,37,38,47, e la
Carta dei Diritti Fondamentali dell’ONU, ponendo tuttavia
particolare attenzione alle concezioni della famiglia e dei
rapporti tra i suoi vari componenti e verso l’esterno
apportati dalle famiglie di nuova immigrazione, ispirate a
concezioni reliose, etiche, culturali e di costume spesso
assai differenti dalle nostre.
Della famiglia s’interessa a tutti i suoi componenti,
con particolare riguardo a quelli più giovani e agli
anziani, considerandola per tutti i suoi aspetti: sociali,
economici, etici, educativi, giuridici.
Riteniamo che compiti principali di un’iniziativa rivolta
alla famiglia siano:
- la consulenza costante per tutti i problemi che si presentano
riguardo alla formazione, alla costituzione, al mantenimento,
nelle sue diverse fasi, del nucleo familiare.
- la promozione della famiglia in tutti i suoi vari aspetti:
sociale, etico, culturale, come strumento educativo e di sostegno
ai più giovani, contribuendo, in modo particolare,
all’instaurarsi del concetto di famiglia come mito.
- la promozione di una cultura della vita che privilegi e
sostenga, comunque, il diritto alla procreazione, pur, in
quanto diritto, libera e responsabile, individuando nella
famiglia il nucleo tuttora essenziale per la sua effettuazione
e per il suo sviluppo.
- la promozione dei diritti nell’ambito della famiglia,
secondo una cultura della tolleranza e della dignità
che rilevi dal diritto positivo in auge nel nostro paese e
secondo i principi generali di democrazia e di pari dignità
contenuti nella Carta dell’ONU, ma anche come diritto
di ciascun componente di essa inteso come diritto dell’altro,
e, in quanto tale, intoglibile e impersonificabile. In tale
ambito, particolare riguardo dovrà essere posto ai
diritti della donna e dei più giovani, nello spirito
della Convenzione sui diritti dei più giovani fatta
dall’ONU nel 1989, e resa esecutiva dalla Legge N. 176
del 27 maggio 1991.
- la tutela della salute, intesa sia come fisica sia come
psichica, di ciascun componente della famiglia, a qualunque
età appartenga e in qualunque condizione si trovi.
- lo sviluppo e il sostegno delle condizioni affinché
i rapporti tra i vari componenti della famiglia s’instaurino
e si mantengano a partire da una relazione originaria, lungo
una libera e consapevole accettazione, la tranquillità
e il piacere, favorendo tutte le occasioni di parola tra di
essi e con ciascuno con cui si trovino ad avere interlocuzioni,
in particolare nei luoghi d’abitazione, in quelli di
lavoro, in quelli di studio, con le autorità e le istituzioni
e, nell’intervallo, nelle attività ludiche, ricreative
e di formazione.
- la promozione delle condizioni affinché ciascun componente
della famiglia, e in particolare i più giovani, abbia
il maggiore accesso alle strutture scolastiche, di studio,
di ricerca, di formazione, istituzionali e non, e venga in
tal modo tutelato e promosso il diritto di ciascuno di essi
ai suddetti aspetti. Riteniamo essenziale anche la promozione
di questi presso ciascun membro della famiglia, attraverso
un’opera d’informazione, valorizzazione, sensibilizzazione.
- l’attuazione del pieno diritto all’informazione
di ciascun componente la famiglia riguardo ai seguenti temi:
diritto di famiglia, diritti dei minori, diritti civili, diritti
delle minoranze, diritto allo studio, diritto alla salute,
diritto al lavoro, diritto alla dignità abitativa,
diritto alle pari opportunità tra uomo e donna, diritti
dei minori, diritti degli handicappati fisici, psichici e
sensoriali, diritti degli anziani, diritti dei portatori di
certe patologie gravi.
Obiettivi
L’obiettivo
principale del presente progetto è quello di fornire
un apporto decisivo e forte alle principali tematiche interessanti
in questo momento storico e nell’attuale contesto culturale
la famiglia, come da precedenti riflessioni esposte, con particolare
riguardo alla realtà della Lombardia e del territorio
indicato, sede di elezione non esclusiva dell’attività
proposta. Gli effetti più rilevanti che ci proponiamo
dalla messa in opera del nostro progetto saranno costituiti
dalla dissipazione di quei fenomeni, interessanti molte famiglie
e i loro componenti, derivati principalmente dalla non conoscenza
da parte loro dei termini dei problemi che li investono e
che rischiano la compromissione della formazione o della continuazione
del nucleo stesso, o una loro insoddisfacente conduzione.
Riteniamo il verificarsi di tali situazioni dipendere, in
gran parte, dal non orientamento rispetto ad esse, e da pregiudizi
derivati da certi asset delle culture d’origine, sociologicamente
o etnologicamente intese, o psicologici che li riguardano.
Compito di un progetto d’intervento avanzato nel territorio
rivolto alle famiglie è quello di fornire gli elementi
per un nuovo di affrontare gli ostacoli che l’attuale
momento storico, economico, sociale, culturale pone continuamente
ad esse, in particolare a quei nuclei con maggiori difficoltà
obiettive, sociali, economiche, psicologiche, di formazione
e di educazione.
Tale apporto sarà costituito essenzialmente da una
forte, capillare e competente attività d’informazione,
di consulenza, di counseling, di supporto alle azioni di superamento
dei problemi, di direzione e di orientamento.
Presupposto di tale attività sarà la creazione
di un efficace centro d’ascolto attivo, secondo le differenti
modalità proposte dalle prassi più avanzate
in materia e consentite dai media tecnologici operativi. Definiamo
tale centro “sportello”.
Intendiamo per centro d’ascolto attivo un dispositivo
che non si limita ad accogliere richieste d’informazione,
di aiuto o di sostegno da parte dei cittadini che vi fanno
ricorso, ma sostiene il principio dell’ascolto, la cultura
del confronto, dell’informazione, della comunicazione,
come metodi d’elezione per impostare qualunque strategia
atta ad affrontare problemi sociali come quelli riguardanti
la famiglia, promuovendone l’attività nel territorio.
Nello specifico, l’attuazione degli obiettivi dello
“sportello” avverrà attraverso:
- l’attivazione del centro d’ascolto.
- la promozione della sua attività nel territorio.
- la promozione del dibattito, attraverso conferenze, forum,
incontri pubblici e di libero accesso, sulle tematiche interessanti
la famiglia, costituentesi, al tempo stesso, quali finalità
principali del progetto.
- il costante reperimento dati mirato sul territorio, finalizzato
alla più ampia raccolta di elementi atti a individuare,
inquadrare, quantificare i problemi precipuamente via via
più rilevanti riguardanti la famiglia e a fornire informazioni
il più precise possibili al riguardo agli utenti.
Il reperimento dati non potrà prescindere dalle informazioni
su centri correlati alle problematiche e tematiche affrontate
costituiti e già attivati da Regione, Comuni, Provincie,
A.S.L., da enti non profit e religiosi, da cooperative e consorzi
e da soggetti privati.
- la collaborazione con i suddetti centri, o con parte di
essi, su singoli casi.
- la creazione di reti con altre iniziative correlate e con
quelli, tra i suddetti centri, di cui si rilevi l’opportunità
e la necessità per gli utenti.
- l’individuazione di singole figure professionali esterne
cui indirizzare gli utenti che ne facciano richiesta o del
cui operato se ne rilevi l’opportunità, che possono
dunque collaborare con l’iniziativa.
- la creazione, la promozione e il sostegno di reti fra utenti,
secondo i principi della solidarietà, dell’associazionismo
e della cooperazione, al fine di favorire forme di auto-organizzazione
e di self-help sulle tematiche della famiglia.
- l’attivazione di propri centri di accoglimento, discussione,
consulenza e approfondimento dei casi, trattati secondo i
principi etici e procedurali del counseling di prima accoglienza.
- l’attivazione di spazi d’incontro e di discussione
per gli utenti.
- l’attivazione di corsi sulle tematiche della famiglia.
- l’attivazione di corsi di formazione di diverso livello,
culturali e professionali, per i vari componenti dei nuclei
familiari (principalmente giovani e giovanissimi, adulti con
insufficiente acculturazione o di altre culture, anziani)
che ne facciano richiesta, corsi autonomi o inquadrabili nelle
iniziative e nelle licitazioni apposite degli Enti Locali
o del Fondo Sociale Europeo.
- la creazione di una biblioteca e di una banca dati informatica
sulle tematiche riguardanti la famiglia.
- la creazione di un sito internet apposito.
Strumenti
operativi
I
principali strumenti operativi iniziali del progetto saranno
costituiti:
-
dall’attivazione di una o più linee telefoniche
d’ascolto, adeguatamente pubblicizzate e segnalate sulle
rubriche apposite.
Tale/i linee saranno attive per tutte le 24 ore con segreteria
telefonica, e, per un certo numero di ore al giorno, saranno
presenti operatori che risponderanno direttamente alle chiamate
o richiameranno i numeri segnalati in segreteria.
- dall’attivazione del suddetto sito internet e da un
numero e-mail, anch’essi pubblicizzati, che verranno
letti da un operatore competente che, previa consultazione,
darà risposta a chi lo richiederà.
- dall’attività degli operatori, che saranno:
- volontari;
- tirocinanti di scuole per educatori, dirigenti di comunità,
assistenti sociali, psicologi;
- borsisti delle suddette scuole o facoltà e dipartimenti
universitari, o chi ne farà domanda avendone i requisiti
e la motivazione.
Tutti gli operatori dovranno preventivamente seguire corsi
di formazione interna, condotti da vari speciasti delle materie
individuate come particolarmente indicate all’attività:
sociologia, psicologia, psicanalisi, linguistica, scienza
della parola, educazione, comunicazione, economia, diritto,
igiene, informatica, tecnica del counseling. Tali docenti
garantiranno la formazione degli operatori.
- dall’attività di accoglienza individuale o
per gruppo familiare di chi ne farà richiesta. Tale
attività verrà svolta certi giorni della settimana
e condotta pure da operatori appositamente formati, che opereranno
comunque, come sopra detto, secondo l’etica e la prassi
del counseling di prima accoglienza.
Con chi ne farà richiesta, potranno essere impostati
un progetto e un programma di prosecuzione degli incontri,
finalizzati all’articolazione di una tematica o all’affrontamento
di un problema, con possibilità, a seguito di richiesta
e secondo l’occorrenza, d’intervento professionale
o consultivo specialistico esterno o di inserimento, previa
discussione e accettazione degli utenti, in una rete solidaristica,
secondo i principi esposti.
- dall’acquisizione degli strumenti tecnologici e d’arredamento
atti al funzionamento ottimale dell’iniziativa:
- telefoni;
- fax;
- segreterie telefoniche;
- computer e stampanti;
- reti di collegamento informatiche;
- fotocopiatrici;
- mobilio e illuminazione appositi;
- materiale d’ufficio;
- materiale di didattico;
- mobilio per attività didattica;
- mobilio per biblioteca.
- dal reperimento, locazione e uso di locali adatti all’iniziativa,
a norma abitativa, d’uso, d’igiene, di pubblica
sicurezza, tra cui:
- locali per l’attività telefonica;
- locali per l’attività di accoglienza;
- locali per l’attività didattica;
- locali per l’attività di ricerca;
- locale per la biblioteca.
Esperienze
pregresse
Da
quasi un secolo esistono in occidente esperienze, provenienti
soprattutto dal mondo e dalla cultura anglosassoni, d’intervento,
d’ascolto e/o attivo, di sostegno a fronte delle cosiddette
nuove emergenze, caratteristiche delle società industriali
urbane per come sono andate costituendosi a partire dalla
fine del XVIII secolo.
Caratteristica costante di tali fenomeni è di essere
direttamente interessati dalle rapidissime trasformazioni
economiche, sociali, culturali, di costume, verificantesi
in tali società a seguito delle altrettanto rapide
trasformazioni delle strutture economiche, tecnologiche, lavorative,
d’immigrazione/emigrazione.
La grande risposta volontaristica, spesso su base religiosa,
avvenuta a partire dalla fine del XIX secolo fino ai primi
anni del XX, è stata in gran parte assorbita dall’iniziativa
degli stati nazionali, che per gran parte dello stesso XX
secolo hanno dato risposte di tipo nazionalistico, collettivistico
o assistenzialistico (welfare state), secondo l’ideologia
prevalente in ciascuno di essi.
A partire dagli anni cinquanta del secolo scorso, a seguito
del rinnovarsi dei fenomeni di rapida trasformazione sociale,
economica, culturale, tecnologica propri della fine del XIX
secolo, e stante la stereotipicità e la crescente inadeguatezza
della risposta ai rinnovantisi problemi sociali da parte di
tutte e tre le forme statalistiche d’intervento nel
sociale, è riemersa la necessità d’interventi
autonomi e spontanei, inquadrati via via sempre più
nel vasto fenomeno del volontariato e del non profit (o terzo
settore). Tali iniziative sono cresciute per importanza, tanto
da porsi in un ambito importante della società e dell’economia,
divenire oggetto di studio e d’intervento di studiosi
e ricercatori come Schumpeter, J.C. Scott, Saunders, Sjoberg,
D. Silverman, il succitato Giddens e molti altri, fra cui
gli italiani Zamagni, Propersi e altri.
L’elaborazione sociale, politica, economica svoltasi
in questi ultimi vent’anni ha portato all’elaborazione
di una nuova forma d’intervento integrata, il welfare
plurale, che lascia gran parte dell’iniziativa specifica,
tecnica, organizzativa, ai differenti soggetti, pubblici,
privati, del terzo settore, ponendo comunque gli Enti Pubblici,
e soprattutto quelli Locali, come coordinatori delle differenti
iniziative e in qualche modo garanti della prosecuzione di
alcuni di questi, di particolare rilievo, con interventi anche
di tipo economico.
A partire dagli anni sessanta del secolo appena trascorso,
hanno avuto corso particolari iniziative, rivolte a certe
problematiche, costituite per un verso dall'attivazione di
consultori e di gruppi di auto-aiuto, soprattutto da parte
da organizzazioni religiose, di Enti Locali, o della stessa
organizzazione sanitaria statale, dall’altro di telefoni
d’ascolto per alcune problematiche, il cui paradigma
iniziale è stato il Telefono Amico costituto in vari
paesi. Caratteristica di questi progetti iniziali è
stato l’anonimato. Buona parte di tali iniziative è
stata dedicata, fin dall’esordio, ai problemi della
famiglia.
In certi paesi di cultura anglosassone particolarmente estesi
e scarsamente popolati, come il Canada, l’Australia,
certe zone degli Stati Uniti, ha avuto inizio un’esperienza
particolare, rivolta a problematiche peculiari, difficilmente
affrontabili dalle strutture di assistenza sociale pubblica
esistenti. Tale esperienza, che richiedeva qualcosa di più
del semplice ascolto o dell’informazione anonima, cioè
un ascolto attivo, che facesse emergere più compiutamente
e nelle loro varie sfumature le problematiche, e fosse in
grado di offrire risposte competenti e efficaci, è
andata configurandosi e definendosi come vera e propria pratica,
sotto il nome di counseling. Tale pratica è andata
diffondendosi poi agli altri paesi, Italia compresa, a seguito
anche del lavoro teorico su tale fenomeno svolto da Feltham,
Dryden, Timms, J. Rowan, M. Walker e altri.
Il counseling d’accoglienza ha trovato negli ultimi
anni in Italia una forma particolare di applicazione attraverso
la costituzione di sportelli, in cui esiste la possibilità
di un contatto diretto con gli operatori, o ‘filtrato”
attraverso il telefono. Essi si sono dimostrati particolarmente
efficaci per certe problematiche, per l’affrontamento
degli effetti e dell’impatto sociale e familiare di
certe patologie.
Sono state oggetto di sudio e di considerazione per l’attivazione
dello “Sportello” relativo al presente progetto
le seguenti iniziative:
- Sportelli d’accoglienza della L.I.L.A. (Lega Italiana
Lotta all’Aids);
- Telefono Azzurro;
- Telefono Viola;
- Sportello per i problemi della tossicodipendenza attivato
dal Comune di Bologna;
- Sportello per la devianza minorile attivato dallo stesso
Comune;
- Sportelli di counseling per il fenomeno del “mobbing”
in via d’attivazione in alcune grandi industrie.
Azioni innovative
Rispetto
alle iniziative pregresse, constatata la maggiore efficacia
delle iniziative d’ascolto e di consulenza svolte in
forma non anonima, ma attiva e compartecipativa (vedi studio
comparativo di M.G. Moncada), e con strategia di prosecuzione,
la nostra iniziativa si propone di dare una forte e incisiva
impronta alle problematiche riguardanti la famiglia, insistendo
in modo particolare sull’informazione, la formazione,
attraverso gli strumenti citati, la comunicazione, la promozione
culturale, l’affermazione dei diritti, la costituzione
di dispositivi da parte degli stessi utenti, autonomi o in
forma mista, la consulenza costante da parte nostra.
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